Laurea, giovani, lavoro…ma quale sviluppo?

Posted on 11/08/2010

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La crisi c’è e si sente. Colpisce sopratutto i più deboli, quelli cioè che stanno iniziando un percorso di vita lungo termine. Casa, lavoro, figli, belle cose, togliersi qualche sfizio, sono solo miraggi. Ma il guaio è che non è solo colpa della crisi, ma di una serie di fattori che caratterizzano il nostro paese. Si vede chiaro, dall’indagine istat sulla collocazione nel mercato del lavoro dei giovani laureati (e non) fresca di quest’anno (crisi compresa) come lo sprofondamento del lavoro giovane è già in atto da qualche anno, e quindi individuabile nei pilastri della nostra società, nei contratti di lavoro, nella stessa mentalità radicata, nonchè dal livello d’istruzione generale.
L’allarme, lanciato da una ricerca di Almalaurea (210mila laureati con risposta al 90%), riguarda lo scarso investimento che il nostro Stato fa sulla forza lavoro qualificata giovanile: fra i 27 paesi dell’unione europea il finanziamento pubblico dell’Italia supera solo quello della Bulgaria. Nel settore della ricerca e dello sviluppo il nostro paese ha destinato solo l’1,2% del PIL nel 2007 risultando l’ultimo dei paesi avanzati.
A peggiorare la situazione è la disoccupazione che aumenta sia tra i laureati di triennale dal 16,5% al 22% sia tra i laureati magistrali dal 14% al 21%. E non solo anche tra i specialistici a ciclo unico (medicina, veterinaria, giurisprudenza, architettura) la disoccupazione è arrivata al 15% dal 9 dell’anno scorso. Inoltre diminuisce il lavoro stabile e le retribuzioni perdono costantemente il potere d’acquisto. Il dato più allarmante è che sembra non esserci un’abissale differenza tra corsi di studio diversi: tutti sono nelle stesse condizioni.
E per quanto riguarda la mobilità? Come siamo messi? Su cento nuove assunzioni il nostro mercato del lavoro prevede di avere bisogno di 12 laureati, mentre ad esempio quello degli Stati Uniti ne prevede 31.
Insomma pare proprio che il sistema italiano si faccia sempre più conservatore e rigido, vuoi per certe leggi, vuoi perchè il mercato del lavoro è sempre poco pronto ad assumere personale giovane a lungo termine e a retribuirlo decentemente, non privilegi ma sacrosanti diritti, che puntualmente vanno cercati all’estero.

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