Il mare è pieno di pesci

Posted on 21/08/2010

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Un ragazzo fermo a un angolo di strada ai piedi di un furgone zeppo di cocomeri, segue le auto con lo sguardo malinconico e annoiato tra le pieghe del suo viso abbronzato. Il pomeriggio è afoso e i marciapiedi e l’asfalto emanano esalazioni cementose. Saranno le sei o le sette. La strada principale che taglia il paese in due dall’inizio alla fine è una sfilata di bar e bar locali: dal più esclusivo a quello più vecchio dove si ammucchiano uomini per trascorrere interi pomeriggi sommergendo il marciapiede di sigarette e cartacce. Accanto ai palazzi di mattoni vecchi e ingialliti (di due o massimo tre piani) la gioventù si accalca sotto il tendone del bar dal nome esotico strillando o suonando il clacson oppure alzando il volume della musica alle stelle. Rumore stridente. Qualcuno, con lo stereo al massimo fa una sgommata sfiorando il marciapiede. Chi si ferma in quest’angolo di strada ad osservare per la prima volta, viene di certo assalito da un senso celato di ansia. Sembra infatti che da un momento all’altro debba avvenire qualcosa. E non a torto. Mentre aspetto il mio interlocutore osservo tutto quello che mi scorre davanti. Di fronte a me c’è un incrocio che separa il bar dal nome accattivante e un palazzone giallo e fatiscente. Il passaggio di macchine è molto fitto, e ognuna ha una sua andatura peculiare: c’è chi si butta a una curva senza guardare, chi arriva a tutta birra nella strada già colma di macchine e si ferma violentemente per il passaggio di una famiglia col passeggino o quello di quattro bambini in bici che si divertono ad attraversare la strada da parte a parte uscendone ogni volta miracolosamente incolumi. Allora ecco cosa partorisce la mia fantasia: un mare pieno di pesci colorati che nuotano fuoriosamente, l’uno contro l’altro senza mai toccarsi, veloci, come se andassero da qualche parte in un punto preciso a cercare affannosamente qualcosa. E’ proprio in quel momento che mi accorgo che invece la scena si ripete, con gli stessi attori che passano più volte, sempre più spudoratamente, sfidando le leggi e le leggi della fisica (<<può mai una stupida cintura di sicurezza salvarmi la vita?>>). Ecco poi un uomo in un trabiccolo rosso che sgommando cerca di insinuarsi nell’incrocio a senso unico. Immediatamente gli sfrecciano davanti due ragazzi in bici che attraversano obliquamente la strada tagliandogliela, e mentre guizzano tra le macchine si voltano indietro verso di lui e gridano: “è controsens, Signò!”.

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