Le divagazioni di Sergej

Posted on 24/10/2010

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L’Italia è un peso per la Fiat. Lo ha affermato Marchionne stasera alla trasmissione di Fazio.
Nemmeno un euro dei due miliardi degli utili della Fiat nel duemiladieci proviene dall’Italia, afferma l’amministratore delegato.
Dopo aver chiuso il dialogo con la Fiom, Sergio rilancia la sua politica degli investimenti: L’italia è a un livello basso di efficenza industriale tra i paesi avanzati,e più precisamente :<<al 139 posto per quanto riguarda l’efficenza>>.
Che guaio. E allora cosa facciamo? trasferiamo tutto all’estero? Ma no sarebbe troppo impopolare un’affermazione del genere.
I 20 miliardi di investimento dovranno essere resi operativi da un sistema più “gestibile” degli stabilimenti industriali. Tradotto un atteggiamento diverso da parte dei sindacati. Cosa avremmo adesso <<l’anarchia, che non può gestire un’azienda così grande>> e prestigiosa, aggiungerei.
Produrre ed esportare, ma non per il mercato europeo, perchè non è un mercato in crescita <<ora con il sistema distributivo della Chrisler>> afferma con orgoglio <<dobbiamo mirare a mercati più competitivi>>. Insomma se non si produce come vogliono le leggi del mercato e della globalizzazzione per Marchionne si torna indietro. Riassumendo: meno ingerenza sindacale, aumento dei ritmi produttivi faranno dell’italia un sistema industriale competitivo, esattamente come la Cina! benissimo, questa è la strategia Marchionnica, “l’innovazione” dal sapore antico.
Insomma ascoltando l’intervista si scopre una fobia antitalofila geneticamente indotta nel vissuto del manager rampante. All’età di quattordici anni il piccolo Sergio si trasferisce con la famiglia in Canada perchè suo padre “poco si fidava dell’Italia per l’educazione dei suoi figli”.
Riassumiamo ancora una volta: le cose vanno male, cerchiamo di vedere cosa non va? No. Più semplice e senza inutili sforzi, abbandoniamo il paese a se stesso e portiamoci via il salvabile.

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