Ridevo di tutto

Posted on 17/11/2010

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E’ stata la mia cinefilia a mostrarmi come in realtà si possa ridere di tutto e allo stesso tempo rattristarsene. Se si può ridere di tutto ciò che pretende essere immutabile, come una dittatura, come un credo integralista, come se stessi quando si è troppo convinti di essere i migliori, allora le coordinate di chi ci aveva pensato ubbidienti e sempre in fila traballano, e si agitano paure e statistiche. Ma sopratutto la nostra vita migliora, ci liberiamo di un fardello. Ne “il nome della rosa” il saggio e virtuoso Guglielmo da Baskerville e il giovane Adso cercano qualcosa che li porterà alla risoluzione dei misteriosi omicidi che hanno avvolto il convento nel terrore e nel credere in un piano architettato dal maligno. Devo dire che sia nel libro che nel film dopo il turbine di tensione giustificato probabilmente dal solletico fatto alle nostre primitive paure (sarebbe prevedibile scoprire che in realtà dietro tutto c’è una presenza soprannaturale che circonda l’abbazia seminando terrore e morte come in certi pseudo-horror contemporanei tipo “paranormal activity”?) è quasi un sollievo ritrovare i nostri due protagonisti gioire per aver trovato l’entrata per la biblioteca segreta, e ancor di più, scoprire come tutto il clero cattolico abbia avuto paura di un popolo come i greci e della loro filosofia. Il timore dei nostri cristiani inquisitori era suscitato proprio dalla poetica di Aristotele ” se è possibile ridere di tutto allora è possibile ridere anche di Dio” e allora ecco che si arriverebbe alla caduta della religione e all’affermazione della ragione.

 

 

 

 

 

Ma non è la religione che mi interessa. Non è proprio nelle mie corde. Vi è mai capitato di essere in collera con qualcuno, e sopratutto di voler restare tali fino a volere ottenere qualcosa, ma poi tutto va storto perchè vi siete messi a ridere? In una parola di non prendervi sul serio. Ecco. Io penso che i muri invisibili che costruiamo possono essere distrutti proprio da questo meccanismo. Esterno giorno:Marcello Mastroianni (Gabriele) e Sophia Loren (Antonietta) sono in terrazza da soli, mentre tutta la città è riunita in piazza per la visita del fuhrer a Roma.La macchina da presa la riprende mentre esprime tutta la sua indignazione per lui, antifascista e anche un pò strambo. Il monologo prosegue, fino a quando non si accorge di esser sola. Ma ad un tratto sotto il sole spunta Gabriele e la copre con un lenzuolo stringendola e facendola girare. Lei, dopo lo spavento iniziale, si dimentica di quello che stava esprimendo con tanto disprezzo, più per paura che per vero credo politico, e comincia a ridere e a prendere la vita con più naturalezza e ad essere un “animale umano”, un homo ridens.

 

 

 

 

 

 

E ora la realtà. Si parlava di troppa democrazia, di troppa satira, di troppa libertà che era meglio sopprimere. Ma dire che troppa democrazia nuoce gravemente alla democrazia di cui qualcuno si acclama portatore beh sembrerebbe un controsenso, no? che significa che ci sarebbe un limite alla libertà di pensare, limiti alla nostra libertà di ridere, di prendere in giro, di ridicolizzare? Se la risata è pericolosa questo ne è un chiaro segno.

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