Storia di un disastro

Posted on 18/11/2010

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E’ strano essere italiani. E cioè quanti di noi hanno quel sentimento ambivalente di odi et amo, di essere e dover essere, di dover fare e non poter fare, ma sopratutto non voler fare tanto è uguale? Tanto al sud quanto al nord anche se con qualche differenza le cose non cambiano. E non per esperienza personale, ma solo perchè “the italian way” inizia dal centro di radiazione politica e si diffonde in tutti i “gangli”. Ad esempio anche nella bella Parma non va tutto per il meglio: appalti la dove non devono esserci (la c.d. Pizzarrottizzazzione) criminalità crescente e nessuna soluzione efficiente per arginare certi strani fenomeni. Il parmiggiano, il prosciutto di Parma, sono messi a rischio perchè le aree verdi e salubri stanno scomparendo piano piano con l’avanzare delle costruzioni in queste zone, e il crescente inquinamento è un valore aggiunto che peggiora le cose.
A Foggia c’è chi va a caccia di reperti archeologici da aggiungere alla propria collezione personale, sottraendoli alla collettività. Un intero corredo funebre vale, a quanto pare, milledue milletrè euro.
Ci sono gli sciacalli, che non sanno cosa hanno tra le mani e quindi la somma di cui sopra sembra un equo prezzo, mentre chi si avvale di detta manodopera se ne intende, non ha paura di essere preso dalle autorità (anche perchè, insomma, in Italia se non c’è lo share mediatico le indagini non ingranano) e sa sempre a chi o dove rivolgersi per aumentare la propria collezione.
Il patrimonio culturale, archeologico, paletnologico, architettonico è superiore a qualsiasi altro paese del mondo, e potrebbe da solo se fosse ben organizzato costituire una buona fetta del Pil. Significa più coscienza della nostra provenienza storica (più unità nazionale? a Napolità!) e anche e sopratutto più posti di lavoro. Paradossalmente invece siamo il paese più ignorante dei paesi europei, con meno mobilità, meno forza lavoro giovanile e sopratutto con meno investimenti nel settore dei beni culturali, la c.d.”Cenerentola” dei ministeri.
Sembra che il Belpaese in dieci anni sia stato catapultato cento indietro, dove la cultura di riferimento si attesta a una moltitudine reiterata di immagini televisive dove si agitano culi e impazzano politici che gridano mantra sgrammaticati.
La Schola Armaturam, la palestra dei gladiatori crollata qualche giorno fa a Pompeii come un rottame qualunque è solo un mucchietto di macerie che non trova posto nei nostri valori, nei nostri beni da difendere: anch’essa entrerà a far parte della collezione di qualche intenditore farabutto.

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