Essere coinquilini

Posted on 26/11/2010

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Dopo 4 lunghi anni è arrivato il mio momento. Faccio un lungo respiro, respingo il sonno e ripesco dal cassetto i miei ricordi più dolorosi ma belli allo stesso tempo perchè lontani, pfui.

Il mio primo viaggio per L’Emilia Romagna è stato anche un viaggio dentro me stessa. Ero talmente eccitata al pensiero di tutte quelle nuove occasioni, situazioni  e possibilità che mi si sarebbero offerte che quasi non dormì tutta la notte per farmi viaggi strani a ogni stazione in cui fermavamo.

Il primo giorno sostai in un albergo da quattro soldi trovato alle 5 del mattino su una delle vie principali della città. Ed eccolo puntuale, il terrore: via di casa a diciannove anni, sola senza mammà e senza ingenti disponibilità economiche ad un crocevia, senza esperienze senza ne arte ne parte. E’ inutile dire che appena messo piede sul suolo della terra promessa iniziai a frignare come non avevo mai fatto in età simil-adulta.

Il giorno dopo dovevo assolutamente trovare casa, e la trovai, eccome se la trovai!

<<ehi tu cerchi casa?>> mi chiese dall’alto di un marciapiede un accento calabrese, occhiali, sguardo spento e tatuaggione sulla spalla. Female. Certo che cerco casa, disse qualcuno con dieci numeri di telefono su un foglio. E casa fu.

Ero a cavallo, avevo trovato la mia seconda famiglia: spesa insieme, beveroni di acqua e sambuca e canne a go-go. Cosa potrebbe desiderare di più uno studente alle prime armi? certo è fantastico…fino a quando una bella mattina apri la porta della tua stanza e avvolto in un nebbione denso che sa di rosmarino ti appare un perfetto sconosciuto in mutande che si lecca la tua sacra nutella con il suo bel ditone sudicio.

scene di vita quotidiana

Fantastico è stato anche trovare, tra i postumi di una festa della sera prima, una tipa dormiente in bagno avvinghiata alla tazza del cesso contornato, quest’ultimo, da strane striature marro-giallognole sulle quali non vuoi porti alcuna domanda.

In uno dei pochi momenti di lucidità realizzai che dovevo andarmene. E tra tutte le scelte possibili trovai quella che in assoluto faceva per me: una casa di soli ragazzi, più grandi e che tornavano a casa nel week end.

Due anni e mezzo dopo quando dovetti lasciare Reggio per andare a vivere a Parma fu un pò come lasciare la mia famiglia: nuova città, nuove persone ma questa volta con un pò di esperienza in saccoccia. Finora ho conosciuto tanta gente nuova, cambiato quattro case, un numero indefinito di coinquilini, ed effettuato un numero infinito di cene e bevute. Tsè.

Quindi in generale se non vi capita gente a dir poco becera, come quella di cui si parlava sopra, potrete apprezzare i vantaggi di vivere con gente (sceglietela principalmente sana di mente) diversa dal vostro nucleo familiare originario seguendo alcuni sacrosanti principi che rendono la vita in gruppo migliore.

Per esempio essere gentili, rispettare gli spazi-vita, cercare di essere anche amici ma con moolta cautela (la vecchia storia dei ricci che volevano stare vicini) ma sopratutto dire le cose in faccia senza esitare, perché se le incomprensioni taciute si accumulano prima o poi verranno fuori, e nel modo meno appropriato! parola di coinquilina d.o.c.

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