Morando e Mario

Posted on 30/11/2010

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Quando mi capita di pensare cose che veramente poco spesso vengono esternate accade sempre qualcosa di strano. Sarò io che mi facccio i viaggi perchè ho la fantasia che galoppa, oppure i famosi scherzi del destino.
Un lunedì sera come tanti, noioso e freddo all’insegna del bivacco. Accendo la tv e come al solito mi ritrovo lo spettacolo avvilente che conosciamo bene in molti.
Mi fermo su rainews, c’era il Morando (Morandini) almeno sentiamo qualcosa di interessante.
Non me lo immaginavo così vecchio a dir la verità, ho sempre letto i suoi dizionari su film che neppure avevo mai visto, ma non credevo fosse vecchio(come già detto) ma sopratutto così umile.
Eppure il giornalista di Playlist, sarà pure bravo, ma senza esperienza e troppo rigido nel suo lavoro secondo me, lo bombardava con quelle domande precotte che il pubblico vorrebbe sentire. Come ad esempio questo ha vinto quindi bisogna vederlo, qui c’è uno famoso quindi il film non può che essere fantastico.
Ad ogni risposta del critico non facevo che annuire.
E’ per me una verità indiscussa che mezza dozzina di film all’anno escano in 4-5 città e che quindi non vengono fatti conoscere abbastanza, che ci fermiamo sul già noto, che c’è troppa recitazione sopra le righe (cioè attori belli e aitanti che non trasmettono alcunchè, sono troppo “professionisti”, impostati…)e che il genere ibrido dramma-commedia sembra ormai uno standard di cui il cinema italiano non può più fare a meno…
Poi arriva puntuale la domanda da un milione di dollari: perchè non ci interessano questi film che meriterebbero più attenzione, perchè ci piace il cinepanettone (o cinemondezza, anche perchè i bagordi di Natale dopo si riducono a quello)? perchè?
<<I giovani sopratutto sono stati guastati da 20 anni di cattiva tv. 20 anni durante i quali la tv pubblica ha inseguito l’ascolto della tv privata>> complice di sicuro il duopolio storico<<e il giornalismo, la critica, che ormai si riduce ad una schedina, io non la chiamerei critica, fanno da specchio alla società, corrono dietro a quello che viene definito “buono” senza preoccuparsi di criticare troppo>> risponde Morandini.
Poi in un nanosecondo, sotto il monitor compare la notizia del suicidio di Monicelli.
Alla notizia della morte dell’amico, Morando rimane incredulo. Come se tutto questo mondo da voltastomaco si stia vendicando di qualcosa.
Ma non perde la calma e va avanti ad enumerare con l’aiuto della sua enciclopedia, i film più importanti tra cui anche quelli meno conosciuti dell’amico appena scomparso.
Monicelli, regista e sceneggiatore della commedia italiana più sottile non sopportava di diventare dipendente da altri e sempre da sè si è tolto la vita; questa è stata la spiegazione di Morandini, la più vera che possiamo avere di un gesto che ci appare strano e crudo ma che a me appare comprensibile, quasi un atto di liberazione di qualcuno che ha impostato un SUO proprio discorso sul cinema, che ha fatto film fino a 95 anni, che ha trasportato e raccontato nella commedia la nostra società da sempre malata e inconciliabile con se stessa.

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