Questione di opinione…pubblica

Posted on 15/12/2010

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Molti politologi e sociologi si sono domandati cosa sia l’opinione pubblica. Un entità invisibile che guida la politica, l’interpretazione della realtà da parte dei giornalisti etc. Ancora oggi la faccenda non è chiara. Eppure tutti possiamo farci un idea di quello che interessa maggiormente in un certo periodo il paese passando in rassegna un qualsiasi giornale, o entrando in una libreria guardare quello che l’editoria ci riserva in un certo momento dell’anno.

Potrebbe essere un atteggiamento diffuso. Un modo di pensare che si traduce in atteggiamento conforme a quello che si pensa anche degli altri. E’ vero le alternative ci sono ma non sono contemplate. Siamo schiavi di noi stessi e degli altri. Quello che mi sembra di aver capito partecipando al corteo ieri, indetto dal popolo viola di Parma a cui hanno partecipato anche le associazioni studentesche, è che in realtà la protesta non interessa a nessuno. Mettiamo da parte la retorica della partecipazione politica attiva, e ci troviamo di fronte ad un grande problema di disinteresse generale.

Perché quello che succede è grave ma non ci interessa più di tanto. L'<<andate a lavorare>> detto da una signora che passava per il corteo mi ha fatto riflettere. Manifestare il proprio dissenso è da comunisti. Mi chiedo se sia così anche in Francia dove il manifestare è una questione che riguarda tutti, oppure mi viene da pensare alle manifestazioni degli studenti inglesi della scorsa settimana e allo sguardo terrorizzato di Carlo e Camilla quando si sono visti arrivare uova e altre leccornie contro la lussuosa limousine dove viaggiavano.

La violenza non è la soluzione, ma cosa fare? dissentire in silenzio non smuove granché, anche perché bisogna avere degli argomenti comuni sui quali dissentire. E poi una manifestazione pacifica di studenti e altre categorie non necessariamente ricorre alla violenza. Sopratutto se ci si vede arrivare in corteo una milizia pronta a tutto che carica chiunque, indipendentemente dal fatto che si è davvero pericolosi.

Aggressività di qualcuno, rabbia di pochi, indifferenza di molti. C’è chi passa e ride del corteo. C’è chi vede il sorriso e guarda avanti o incita, perché bisogna agire nel bene di tutti. Manifestare non è la soluzione perché la classe politica è lontana anni luce dalle nostre vite; ma unire la propria rabbia a quella degli altri fa smuovere le cose, il pensiero, la cosidetta opinione pubblica, e qualcuno nel palazzo forse agirà o comunque prenderà posizioni.

Insomma non sono capricci, non è “moda”, niente di tutto questo. Abbiamo un deficit cresciuto del 120%, e qualche buon economo lo attribuisce ad anni di cattivo governo di destra. Quello stesso governo che appariva liberale ma che con la sua corruzione sta oggi trascinando milioni di esistenze in una crisi monetaria e sociale senza via d’uscita. L’interrogativo per antonomasia di questi tempi è “vado via o resto?” bella domanda. Si corre il rischio di diventare borderline, la politica sta diventando un fatto personale. Psichico quasi. Senza esagerare.

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Posted in: italia, parma, politica