Foggia: ultima fermata

Posted on 22/12/2010

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Bambini tisici, vecchi logorroici, autisti sgradevoli e maleducati. E’ questo il prezzo da pagare per non aver scelto, per svariati motivi, il treno come mezzo di trasporto per il ritorno a casa per le feste natalizie.

E’ normale si dirà; l’autobus è un mezzo pubblico non si può mica scegliere chi deve starti accanto. Sono d’accordo. Ma se bisogna decretare la qualità del servizio con ferrovie del gargano il mio personale voto, come quello di tutti i miei compagni di viaggio, è -1. E non è un esagerazione. Primo perché 12 ore di autobus secondo me non sono necessarie neanche per un viaggio in bielorussia. Secondo perché due cambi in un viaggio sono davvero troppi, anche perché poi ci si sente sballottati come merce da un pullman all’altro.

In più non pretendo mica lo champagne a bordo con l’hostess che mi chiede nella mia lingua se sto passando un piacevole viaggio, ma pretendo un minimo di gentilezza e competenza di lingua italiana da parte dei conducenti. Si sa che la galanteria si è estinta da molto, ma caritatevole conducente se vedi che sto tentando di prelevare invano la mia valigia sotto un cumulo di borse, trousse e altre valige che vanno oltre le mie possibilità di sollevamento, cavolo dammi una mano e non mi fumare in faccia come se fosse la cosa più naturale del mondo.

Viaggiare in pullman con queste compagnie deve essere per forza l’ultimo rifugio dell’emigrante. Dopo l’ottava ora di viaggio iniziavo a sentire parlare i miei connazionali in arabo e la conoscenza e l’orientamento del mondo che avevo era ormai per me divisa in due: la fila di sedili di destra e la fila di sedili di sinistra. Il chiacchiericcio diventa vertigine che ti spinge a inoltrarti in un sonno vuoto minacciato dal torcicollo che deriva dalla cattiva postura. Un quarto d’ora prima di arrivare all’ultima fermata la gente viene presa da attacchi improvvisi di sclero paranoide. Intanto sei arrivato in Puglia ed è un ora che giri dentro le strade dei paesi tra i palazzi di cemento con l’occhio da salmone perso nel vuoto; ed è guardando l’ennesima lucina a forma di Babbo Natale che ti scovi a pensare seriamente,mosso da un umano impeto di libertà, di scendere al primo paese che ti capita a tiro e di farti venire a prendere da qualcuno, non importa chi foss’anche Hannibal the Cannibal.

Gli ultimi minuti di odissea hanno l’incontestato merito di dispensare saggezza tra l’opinione pubblica del sistema trabbiccolo a forma di pullman: infatti proprio qui si sente sempre più spesso articolare la frase “la prossima volta prendo l’aereo” dedicata all’unico mezzo in italia legato alla liberalizzazione del mercato.

Se ogni volta che prendo l’autobus con ferrovie del gargano devo sentirmi in colpa perché chiedo dei servizi che non mi vengono erogati, allora è meglio prendere quel treno pulcioso che costa come una crociera tra i fiordi.

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Posted in: italia, Puglia