Libri proibiti, intemperie e ordigni bellici

Posted on 05/02/2011

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Il blog è il mio epitaffio. Scrivere è come annaffiare una pianta, volta per volta arricchendolo di valori aggiunti che sono più della somma delle sue parti, è un vero e proprio organismo. Non sarà umano ma è davvero la testimonianza della mia esistenza su questo mondo.

Sia che lo si guardi con gli occhiali dell’ottimista di Voltaire o con gli occhiali di mia nonna che crede nella sfortuna (à scarogna) e nella validità di vari riti tribali, veniamo sempre e comunque inghiottiti dal vortice degli eventi.

Chiamiamola sfiga o migliore dei mondi possibili, il risultato è sempre quello. Ci troviamo ad affrontare flussi di eventi inarrestabili, e o ne rimaniamo schiacciati letteralmente o li affrontiamo…o entrambe le cose.

Non indugerò sui particolari che riguardano la mia vita privata, non andrò troppo oltre con i prolegomeni che hanno preceduto le conseguenze che a loro volta sono cause. Come in un film che si rispetti preleverò un triste,  grottesco, affannato, torturante, divertente, frammento della mia esistenza e lo fisserò davanti ai vostri occhi.

Non avrei mai pensato di pensare che la sfiga esiste e poi di giustificarmi a posteriori con qualche teoria filosofica. Forse il mio atteggiamento ambivalente può essere giustificato dal fatto che quando passi una settimana inverosimile rischiando un esaurimento devi dare a te stesso una spiegazione plausibile a quello che succede.

Quindi quando qualcosa nel normale scorrere degli eventi si interrompe o non va come credevi ti ritrovi a gridare per telefono contro lo stronzo che doveva ordinarti un libro essenziale per la tua esistenza ma che non lo ha fatto, causa negligenza spaventosa. Ma anche stronzaggine.

Ok. Quindi la prima cosa sensata che fai alle nove del mattino è di svegliare i tuoi coinquilini a forza di urlare cose poco carine al malfattore in questione. La seconda cosa sensata è quella di cercare detto libro vitale altrove. Magari in un altra città. Ah sì? è davvero in un’ altra città?

E mentre le tue ferite dell’appena traumatico risveglio del primo giorno della settimana iniziano, con tutta la buona volontà a cercare di rimarginarsi, prendi coscienza e conoscenza dei treni di cui la neve, caduta proprio quel giorno, ha causato la soppressione e intanto preghi: preghi un dio di religione indefinita affinché allontani la sfiga da te, dal tuo libro e dai treni. In cambio frequenterai tutte le chiese le moschee e i kibbuz che incontrerai sul tuo cammino. E adotterai anche un bambino.

Nel mio immaginario i bibliotecari di una volta hanno l’aspetto alquanto burocrate, portano degli occhialini dal di sotto dei quali ti scrutano con diffidenza, e se gli chiedi qualcosa o gli implori di chiudere un occhio ti fanno una lista sterminata sulle cose che non puoi fare e di quelle che potresti fare se quelle cose che non puoi fare non ti bloccassero le cose che potresti fare. Oggi, invece, con i moderni sistemi di catalogazione è tutto più facile e quella figura è andata estinguendosi. Ma anche no.

Chi sei? Che vuoi? Eh no, non puoi mica, ti serve questo libro? Non puoi prenderlo, non studi qui, non lo prendi. Puoi consultarlo questo sì, ma devi fare tutto entro gli orari,due ore la mattina due il pomeriggio; dieci minuti prima chiudo tutto, quindi devi restituirmelo. Porca miseria, non prendi fuoco.

Quello che mi venne in mente fu Mel Gibson in “arma letale” quando cerca di slegarsi dalle catene sott’acqua. Va bene allora. Tutte le mattine sfido il freddo e il rincaro dei mezzi di trasporto pubblico (del 20% per la banca che non ha restituito 10 mln di euro alla società dei trasporti, ndr) per andare con decisione negli occhi e un velo di ansia nel cuore a consultare questo rarissimo libro, e sottolineo rarissimo. Fuori il freddo la nebbia. Dentro gli schiamazzi, e i fastidi di una università male organizzata. Ah, e anche il freddo.

Così facendo sembra che giorno dopo giorno abbia suscitato una piccola simpatia in quel cuore di ghiaccio di burocratessa, che alla fine dell’ultimo giorno sorprendendomi mi ha consegnato il magico libro proibito per  tutto il week-end cercando di trovare una risposta abbastanza legale consultando quel computer come lo specchio delle brame. Ovviamente non ottenendo risposta adeguata, la questione si è risolta in un “inter nos”, e quatta quatta mi sono trafugata quel libro tanto bramato destinando una sua seconda identità alla fotocopisteria più vicina.

Fino ad allora non ho ceduto, no. Ho tenuto tutto il peso dello stress e degli eventi imprevisti tenendomi tenacemente in equilibrio sulle mie due gambe, riuscendo a districarmi come meglio potevo, tenendo sempre conto delle mie peggiori debolezze, quali l’estrema pigrizia.

E ora? mi guardai indietro qualcosa mi seguiva. Raz Degan non farmi strani scherzi, non ci casco nella storia dei vampiri.

Eppure qualcosa c’era e aspettava di essere scoperta. Mentre ancora gioivo per il mio libro, anzi i miei due libri, sentivo ancora una triste nuvola sulla mia testa.

Direte: quanto la fai lunga… queste cose capitano a tutti! sì ma non tutte così simultaneamente! E sopratutto dopo tutte queste fastidiose vicende quante probabilità ha un povero studente di ritrovarsi proprio sotto casa una bomba inesplosa? Non mi piace la statistica, ma in questo caso la chiamerei volentieri per farmi risolvere qualche lecito dubbio ontologico.

Ma siamo umani, non serve essere così seriosi. Così quando la sera di fronte a un bicchiere di qualsiasi cosa mi trovo a ridere di gusto della mia sfortuna insieme ai miei coinquilini, mi appare più chiaro che nonostante rischiamo di saltare in aria o accoltellati durante una colluttazione tra spacciatori, o ancora tristemente perdenti di fronte a un evento che non è andato come speravamo, aveva ragione Candido di Voltaire e che questo è il migliore dei mondi possibili.

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Posted in: studenti