di sè stessi, del sistema

Posted on 16/02/2011

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Arriva quel momento. In cui bisogna fare i conti con il vortice di milioni di parole e milioni di discorsi sparsi nell’aria. Per me sono solitamente parole ma per molti sono grandi numeri. Qual’è quell’oscuro meccanismo che porta il terrore dalle statistiche di almalaurea a rapportarsi alla nostra individualissima sfera intima emotiva? Di solito di se stessi non si ha paura, ma è di se stessi in mezzo agli altri che ci si spaventa iniziando a ispezionarsi per trovare la nota stonata; allora appaiono gli spettri più odiosi, gli sguardi più cattivi, la spinta ad autocestinarsi per poca cosa. Consumi e non produci, non servi a nulla, hai studiato per niente.

Eccolo, il discorso del titolo inutile puntuale come sempre.

Sarà, ma nessun titolo in sé conferisce successo, pratica, padronanza, prestigio e  integrità morale per me ben più importante della furbizia, dei soldi, dell’accumulo di beni materiali.

Ci sono avvocati arraffoni, medici incompetenti, ingegneri italocacofoni, economisti illusi, architetti con dubbio senso estetico e politici…beh non mi viene il termine.

Ma è quel titolo che stride, quel pezzo di carta, quel simbolo di uno status tradito dalle stesse istituzioni che lo hanno garantito e glorificato per attirarti nella trappola istruzione-lavoro-produzione-induzione di bisogni-consumo; e quando finalmente hai finito l’esperienza insegna di non fare caso a quella persona che con gli occhi sgranati chiede “allora sei nel settore dei telefoni?” sì signora, sono quella pulzella che le risponde dolcemente di comprare una nuova scheda quando ha finito il credito.

Ma se seduti in un caffè un pomeriggio piovoso vi venisse voglia di fare i conti con voi stessi e con gli altri   e se fossi lì seduta di fronte  a voi, a me verrebbe in mente di rispondervi con Pasternak e con un solo verso di una sua poesia che di nome fa “le onde”  e che dice così :…Tu sei il paese ove le donne di Putivl’ non piangono prima del tempo come i cuculi,e con tutta la verità io le rendo felici, e ad essa non occorre distoglierne lo sguardo. Dove io non ricevo alcun resto in vita spicciola dall’esistenza, ma segno solo ciò che spendo e spendo tutto quello che conosco.

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Posted in: società, studenti