Donne al buio

Posted on 17/03/2011

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Escort. Sono state loro con i loro scandali sui politici che hanno scatenato l’acceso dibattito sulla riqualificazione dell’immagine della donna italiana. Oggetto del desiderio come la vorrebbe la tv, sottomessa e senza diritti come la vorrebbero tutte le aziende e i datori di lavoro della peninsula.

Tutti sappiamo, essendo portatori della nostra vita quotidiana, che se scegliamo un solo ruolo quello sarà fino a che morte non ci separi nei secoli dei secoli. Se sei studente devi farti mantenere dai tuoi, non possono? Lavora da sfruttato. Anche perché le due parole “borsa di studio” dobbiamo scordarcele da quest’anno con i tagli ai fondi dell’istruzione.

Siamo il paese europeo con il minor numero di donne inserite nel mondo del lavoro. Allora vorrà dire che le restanti faranno parte di un altro mondo.

Ho visto la disperazione negli occhi delle donne tante volte. Ho visto le rughe del volto di una donna farsi più profonde quando un assistente sociale le portava via la figlia, perché lei era una mamma sola e ignorante, senza un soldo. Ho visto l’umiliazione di una donna zittita dal suo uomo. E i lividi sulla pelle ancora giovane. E tante altre volte mi sono rassegnata al mio ruolo e discriminato altre donne.

Ho imitato tante volte gli uomini e assecondato i loro voleri. Ho sussurrato a me stessa che non ero capace perché donna. Mi sono rattristata tante volte per averlo fatto sopratutto quando all’indomani della terribile tragedia in Abruzzo i nostri media conglomerates ci presentavano l’immagine pura e casta di una fanciulla di nome Noemi Letizia, una fanciulla con un vuoto profondo e triste negli occhi.

Molte altre volte invece ho preso la rivincita. Quella rivincita che non è figlia del compromesso e della tradizione. Ma degli sguardi contrariati e disgustati, delle espressioni di smarrimento alla pronuncia di frasi meditate inusuali e del mio stesso disgusto per le nostre pratiche sociali per nulla pratiche.

Se una donna lavora non potrà essere madre. E se deciderà di esserlo darà via al suo calvario, alla sua personalità divisa.

La femminilità che ci presentano in televisione coincide con la stupidità non con l’essere donna. E’ l’incontro dei modelli che vengono dall’estero che proclamano una certa inibizione dei costumi della donna, con quelli tradizionali di casa nostra.  Quello che ne viene fuori è un mostro, l’ombra di una femme fatale seminuda e sottomessa che lesina quello che il sesso forte le getta.

C’è una buona notizia. Siamo disoccupate certo, ma siamo le più istruite. Questo oltre a farci resistere potrebbe essere la premessa di una imprevedibilità nelle corde del sistema prefissatoci dagli uomini in combutta con certe donne.

Università e istruzione sono ormai degli antichi rottami anche se con un cuore pulsante in fin di vita. Ed è buffo vederli ridotti così da una donna.

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