Viva L’It…

Posted on 17/03/2011

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“…il ragazzo stordito un poco dal baccano domandò: -che cosa vuol dire deputato?
-deputati, spiegò il padre, sono quelli che fanno le leggi nel Parlamento
-non le fa il re?
-il Re e i deputati assieme. Il Re può badare a tutto? E vedi lo zio come fa onore alla famiglia? Quando c’erano i Vicerè i nostri erano Vicerè; adesso che abbiamo il Parlamento, lo zio è deputato!…” I Vicerè, Federico De Roberto.
Le bandiere mosce appese ai balconi sono di grande effetto in un paese come il nostro attaccato alle tradizioni e ai simboli. Ma tutti i paesi hanno tradizioni e simboli, suvvia. Sì ma credo che solo il belpaese, avendo avuto una scolarizzazione tardiva, non sappia bene cosa vogliono dire questi simboli.

Oggi è festa nazionale. Già si sentivano i cori dell’inno nazionale fuori dalla finestra. La banda nella piazza del mio paese avanzava festosa da un angolo a un altro. I fanciulli vestiti di bianco rosso e verde portavano palloncini tricolore, la torta offerta dal municipio, buonissima, a forma di stivale con tanto di città italiane nominate con una penna di cioccolato.

Alcuni invece hanno preferito svolgere qualche lavoretto come se la festa non fosse un motivo sufficiente per saltare la giornata lavorativa.

La gazzetta del Mezzogiorno stamane diceva che la festa nazionale è stata rovinata dai  componenti del carroccio che non hanno partecipato ai festeggiamenti. E’ come dire “non si smentiscono mai”. L’unico che ha dovuto ingoiare il boccone amaro è stato Bossi, il celodurista di ferro.

Ma in realtà penso che a nessuno interessi qualcosa dell’unità italiana. E il festeggiamento in sé è segno di qualcosa che non va. Dobbiamo dimostrare di essere uniti, e dobbiamo farlo vedere.

Il gioco dei nostri governanti è sempre lo stesso, è immutato da 150 anni, su per giù: dicono delle cose che hanno un diverso significato a seconda di chi le ascolta.
Il regno è stato unificato con l’inganno e sotto false promesse? Ma ha solo portato alla democrazia, anche se, il diritto di suffragio universale è arrivato solo DOPO la prima guerra mondiale.
Derisi e divisi? non dimentichiamoci che da nord a sud siamo talmente diversi da avere tradizioni, culture e lingue diverse. Pertanto dopo centocinquantanni l’unificazione sembra ancora forzata. E il lavoro? Qualcuno ha anche suggerito che la base su cui poggia il sentimento di appartenenza nazionale è e deve essere il lavoro. Beh non mi pare di dover indugiare oltre su questo punto.
Il Meridione per esempio. E’ talmente abituato a considerarsi italiano che ormai non ha più niente. Se si pensa all’Italia si pensa alle bellezze di Roma di Firenze di Venezia e alla civiltà e al benessere delle medie città del nord. Poi si pensa alla mafia. Ma quella si usa solo per fare share.

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