La scala per il successo

Posted on 14/05/2011

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Entrammo in un pub del centro. Tanti tavoli con sedie messi a casaccio nel grande spazio spoglio di oggetti. Un frigorifero dei gelati e sorbetti sembrava caduto lì per caso dagli anni novanta. Le facce inospitali e stanche dei proprietari quasi ci facevano vergognare di essere entrati lì, in un giorno di festa in cui sarebbe dovuto essere pieno.
Il menu rispecchiava interamente le mie descrizioni. Solo panini e panini e panini, e birre sconosciute debitamente rincarate come birre artigianali.
Appena accomodati riprendemmo il discorso iniziato poco prima: “qui se vuoi sopravvivere e forse avere un giorno una carriera devi stare al loro gioco” si disse davanti a un cesto di patatine vecchie “io faccio un favore a te e tu un giorno mi ringrazierai in altro modo”. Siamo sicuri?
Continua” il sistema è una merda qua, ma in tutta Italia. Devo emigrare? a sto punto preferisco stare qua, e iscrivermi a più corsi possibile, così faccio contenti quelli là”.
Ma siamo sicuri che quelli là un giorno si ricorderanno di te?
“dovranno farlo. Così funziona”
Intanto la cameriera è tornata due volte per dirci che non avevano in cucina quello da noi richiesto. Rifatto il nuovo ordine tornammo al nostro discorso, io un po inquieta ma curiosa allo stesso tempo.
Mi impauriscono quei discorsi da sudditi e ancora più lo sguardo esausto e rassegnato di fronte al potere infinito dei signorotti delle piccole lobbies.
Due laureati, adulti, che fanno questo discorso dovrebbero essere al corrente dei loro diritti.
Perché non resistete, non denunciate, non mettete nelle orecchie dei vostri colleghi che bisogna reagire, fare qualcosa?
“Gli altri mica ti ascoltano? Ognuno fa quello che gli pare: se succede qualcosa va a parlare da solo con il capo, e scende a compromessi, purché non venga licenziato. Ci sono persone che lavorano anche solo 4 ore a settimana per una miseria” un senso di orrore mi pervade quando mi dice la cifra.
Poi è la volta della rabbia.
Ma non c’è rabbia nei loro occhi, solo rassegnazione e paura senza futuro. Poi pensai che questo atteggiamento non mi era nuovo affatto. “Con chi parli parli” si dice da quelle parti e sta a significare che tutti sono accomunati dalle stesse misere situazioni. Molti ragazzi rimangono laggiù in vista di un fatto che cambi di un misero passetto la loro vita. Alcuni parlano di divertimenti “non ci sta niente qua, le solite cose”, altri di lavoro perché stufi di campare senza contratto, senza soldi, senza riconoscimenti. Altri rimangono, e sono una consistente fetta: elemosinano il più possibile, non dicono mai di no tanto lo farà un altro al proprio posto, e rimangono perennemente a casa dei genitori.

“un giorno avrò anch’io i miei riconoscimenti” mi dice con fervore, con gli occhi di chi sa bene quello che dice. Forse ci riuscirà davvero un giorno, mentre intanto io pensavo che tutto questo non sarebbe mai finito.

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