La confessione onesta

Posted on 06/06/2011

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Compressa in una bolla invisibile. Schiacciata, oppressa, immagazzinata e consumata.
Sono qui al mio posto come tutti i giorni muovendo le stesse carte in tavola. Sto imparando con soddisfazione le regole del gioco in vista di una futura invasione. Pianifico e poi attuo. Corrugo la fronte e fisso gli occhi sulla mia preda. E ancora e ancora. Fino a quando non ne ho abbastanza accendo lo stereo e guardo fuori dalla finestra, dove le foglie degli alberi si muovono nel vento. Il freddo è qui per scuotermi e mi dice che in fondo sono nata libera.
Se non mi fossi incatenata ora chissà dove sarei, se non mi fossi inquadrata incartata e preconfezionata ora chissà chi avrei conosciuto al posto di chissà che altro, cosa avrei mangiato e respirato, conosciuto visto e descritto. Se, se, se, se. Gli echi dei “se” sono assordanti e produttivi come un coito mancato. Sono qui e osservo sempre i soliti bit rivestiti di nuovo, ricombinati ma monotoni e vecchi. E le persone. Le persone sono come i bit. Scorrono senza colore in su e in giù, così impacchettati pure loro senza odore che non sia quello già confezionato per l’occasione. Se non fosse l’invidia per la tenacia di chi ho conosciuto da poco tempo, quell’attaccamento alla buona pratica che è pratica di per se stessa e non vuole altro che dedizione e passione qualsiasi cosa contempli, forse è un tempio in cui rifugiarsi in un momento in cui credo che le cose siano diventate più impalpabili che mai.

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