Grazie, Jane

Posted on 21/07/2011

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Chi non ha mai pensato di mollare tutto, casa, famigliari e opulenza per andare alla scoperta dell’oriente? Io invece faccio parte di quella categoria di persone che non sognano più questo genere di svolta per la loro vita. Più. Perché se torno a pensare i giochi di ruolo che facevo da piccola, come tutti, allora non capisco su quale “nodo” di eventi sono inciampata per aver smarrito quella fermezza d’animo così pura, ma così tenace.

<<Sei cresciuta!>> ma non si dicano baggianate. Sono stata inghiottita, questo è il termine giusto.

Qual’è l’ingrediente che manca?

Ho finalmente visto “holy smoke” di Jane Campion. Finalmente, certo, è del ’97. Non l’ho mai visto perché lo credevo una storiella sentimentale patetica contornata da scene di sesso. Il sesso c’è. Ma c’è anche molto di più.

Lei, Kate Winslet, ragazza emotivamente incasinata  fa un viaggio in India per cercare qualcosa che l’aiuti a crescere. E fin qui ci siamo. Incontra un santone e cade in una specie di beatitudine provocando le urla terrorizzate della sua compagna. Ruth è cambiata. Non torna più in Australia, cambia nome, cambia progetto di vita. Ma a qualcuno questo non va a genio e quel qualcuno è una famiglia gretta e ipocrita che finge un grave incidente del padre per farla tornare. Lei non vuole, quello che ha trovato è troppo grande, presto sarà battezzata da Sai Baba, con un rito che avviene solo una volta all’anno. Sembra che nulla possa cambiare la sua decisione, ma sua madre ha un malore nelle strade di Nuova Delhi, così Ruth è costretta a riaccompagnarla.

E’ fatta. E’ nella trappola. La sua famiglia ha chiamato un esperto per farla tornare come prima, convinti che le abbiano fatto il lavaggio del cervello. Ora arrivano le obiezioni di chi, inorridito dalle condizioni igieniche e quant’altro delle città indiane, sostiene che è stato meglio così e che il progresso e una casa comoda sono meglio di tutte quelle sciocchezze.

Cosa ho visto altro? ho visto una ragazza prigioniera della sua comunità, la nostra. Quella stessa che vuole noi donne attraenti e poco pensanti, e non parlo affatto delle veline o delle escort. Parlo dei sentimenti e delle decisioni delle donne, che non sono mai in grado di decidere da sole. Siamo sempre sospinte da qualcuno a prendere decisioni, nel bene e nel male.

Alla fine va bene. Lei torna in India dopo tutto il casino, portandosi sua madre appena lasciata da suo marito. Ma l’amore per il suo “incantatore” resta. Ma è un amore universale, compassionevole votato alla purezza di ogni cosa. Non è quello che sanciamo noi con il matrimonio. E non ha bisogno di vicinanza.

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