C’è psichedelia nell’aria

Posted on 30/09/2011

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Il primo Agosto caldo della mia vita che mi è davvero piaciuto ha visto come primo protagonista di un concerto nientepopodimenoche Steve Lukater in una masseria nei pressi di Lucera.  Sono scesa quest’anno con esigenti aspettative mistiche, e il solo percorso per arrivare alla masseria di Sant’Agapito mi ha eccitata molto. Rivedere i colori della campagna pugliese mi ha lasciata in contemplazione mentre i miei interlocutori riuscivano a interagire in macchina. Un bello stacco, sopratutto emozionale, dalle strade rumorose di Parma, una tranquillità spirituale ritrovata nei luoghi dove esattamente sono nata.  E’ quasi naturale cadere in depressione, quando si vive tra spacciatori, rumori di cantieri, gente che è brava ad esprimersi con il prossimo solo per bacchettare, avvertire che stai camminando nella corsia deputata al transito delle biciclette e presentare un asettico conto di qualche aperitivo alla moda o presunto tale.

Arrivata che fui nella masseria mi trovai di fronte a una costruzione di pietra alta e imponente, quasi neolitica.

Ero in preda a una strana tranquillità, non appena scese il buio sentii una mistura di malinconia proprio all’ingresso dello stomaco, dove secondo alcuni battono i sentimenti più primitivi. Era la forza del vento e il profumo del grano a cullarmi dentro quella strana nenia. Non avevo più alcun sentimento negativo, e colui che avevo lasciato nella padania, poteva rimanere dov’era.

Grosso errore tradire la propria terra, l’ho imparato qualche mese fa, dove appunto sentivo questa mia nuova coscienza che rifioriva.

Come dicevo, questo posto mi risuonava di mistico: rovine, sotterranei, luci blu e viola sotto il palco adagiato davanti una cappella a colonne diroccata. Ai piedi delle rovine crescevano erbe selvagge, mi imbattevo ovunque in statue e pietre indecifrabili.

Abbarbicati alle transenne davanti al palco gli aficionados dei Toto, un lucerano di sessantanni con due chitarre e tutti i vinili dei Toto e figli hip hop al seguito in seguito ci avrebbe donato dei numeri indimenticabili.

D. era arrivato prima di noi, e a quanto pare si era perso un paio di volte navigatore incluso. E il fatto che Lukather abbia cantato da schifo ma suonato daddio comunque, per una influenza intestinale, detta da lui stesso (“i’ve got a strange stomach flu”) che visivamente lo faceva assentare ogni due per trè dal palco…non ci ha impedito di godere(nonché di sbavare) delle jam session dei suoi musicisti;

Quando il concerto è terminato quelle duecento(noi compresi) persone smaniose di toccare quel pezzo di storia del rock, lo hanno braccato fino al bed&breakfast antistante e aspettato come cani da guardia notavano ogni minimo rumore all’interno del caseggiato facendo supposizioni di ogni tipo: “sento rumore di acqua…si sta facendo la doccia!…no starà dormendo…sento russare!” mioddìo. Mentre mio fratello cercava di arrampicarsi su qualche edera(forse per arrivare dritto dritto in camera dove si sarebbe potuto trovare un rotweiler o peggio ancora…uno Steve seduto sul cesso) il nonnetto di lucera tirava fuori dal fodero le due chitarre con orgoglio e con le lacrime agli occhi. Le avrebbe fatte autografare. “E quelli?” indicai i vinili che aveva agitato per tutto il concerto “li ha tutti?” “No!” rispose shoccato “devi vedere ancora!”

Dopo due ore accerchiato da mille scagnozzi che combatterono invano contro il suo rapimento, fu sequestrato dall folla e costretto a subire i flash fotografici con tanto di autografi sulle superfici più varie.

Insomma povero Steve. Da mio fratello ribattezzato “Flukather” si è dovuto concedere agli spupazzamenti dei fans foggiani, non esattamente noti in quanto ad educazione e riservatezza. Però dai, non era il live at pompeii, ma ogni tanto la facim na cosa bona.

 

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