Ode al sacro calesse

Posted on 12/03/2012

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Non ricordo il dove, il come e il perché, seppur memoria elefantiaca traboccante di immagini sin da anni 3, quando il primo uomo della mia vita, ovvero mio padre, mi portò a quell’età a fare un giro su un equino di colore marrone vivo, chissà in quale contrada, chissà perché per quale occasione. Ma non ricordo, e ancor più ravviso le cause inconsce, per quale bizzarria del mio essere decisi di salire, ancor più recentemente, su siffatto calesse, che noi tutti conosciamo da Troisi e dalla sua famosa commedia dal nome smisurato  e che quindi associamo all’antico sentimento dell’amore. Amore o accoppiamento, mea Lesbia. Atque amemus fin che voglia contraria non ci separi. Perché dico io, oggigiorno, pessimo per vivere, comunichiamo in ogni momento della giornata anche i più insignificanti gesti, che sarebbero stati tali anche senza quel mero ‘atto materialistico di comunicare e cioè di metter per iscritto quattro panzanate disarticolate su un supporto socialsoftware prostituendole alla vista generale di tutti; ma nulla riguardo alla verità delle azioni secondo l’antico sillogismo dell’esistenza di azione o sentimento a scopo di x. Comunichiamo, dicevo, che “ho comperato questa nuova sciarpa verdone scialbo” o “tornerò in quattro e quattrotto ma che non si tocchi il mio breil” anziché confessare a tu per tu un piccolo, minuscolo, sentimento puro e semplice di nome…calesse.

Toglietemi tutto, ma non il mio i-phone.

Perché a chi scrive hic et nunc non interessano le cose semplici: cioè non le importa che siano semplici o fattibili, no. Questa inane creatura crede che la motivazione sia la molla di tutto. Non esistono quelle cose troppo difficili, semmai sono le motivazioni ad essere flebili, disse il pascaluto. Così mi piace ricordare, tra le tante che assorbo tutto il giorno tutti i giorni, questa frase, che non è del primo venuto su twitter o su faccianellibello tra ieri e avant’ieri dicendolo con un memes. Dice appunto che “esistono persone al mondo, poche per fortuna, che credono di poter barattare una intera via Crucis con una semplice stretta di mano o una visita al museo, che si approfittano della vostra confusione per passare un colpo di spugna su un milione di frasi e miliardi parole d’amore”.

Questi individui si comportano come dei bravi imprenditori: fiutano l’affare, con cui possono parlare e divertirsi, magari notano che l’affare ha anche un aspetto gradevole; giocano alla maniera del gatto mentre il bandolo è in preda a se stesso senza potersi fermare a pensare in quel vortice di emozioni mentre gira su se stesso e si avviluppa nel suo stesso filo aggrovigliato. Il colpo di spugna è mascherato da scuse da vani e generici “mi dispiace, ma tu sei una persona incredibile, io sono un asino e mi sono comportato male con te, mammamiachestronzochesono” e così via.

Ma quando impareranno: i sentimenti non sono barattabili né comprabili e nessuna loro moneta o impegno impellente potrà mai valere quanto quelli, sopratutto quando sono puri e magnifici e riempiono la vita di colori e risate vivaci.

Murmur, a little sadly, how Love fled

And paced upon the mountains overhead

And hid his face amid a crowd of stars.

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Posted in: Mondo